Mancano pochi giorni alla Milano Fashion Week e tra le star che ci si immagina di rivedere in prima fila c’è sicuramente Alessandra Mastronardi, attrice protagonista nel 2026 in produzioni in uscita quest’anno (“Il Ministero dell’Amore” e “Idillio”). A inizio febbraio, però, Mastronardi era già a Milano per una due giorni tra arte e moda organizzata da Weekend Max Mara in città per celebrare la capsule collection Primavera Estate 2026 di Weekend Max Mara per la quale cinque artiste internazionali hanno reinterpretato il trench coat Canasta in cinque versioni. Esse sono state indossate mercoledì 4 febbraio 2026 fa da alcune friend of the house di Weekend Max Mara – tra cui Alessandra . per visitare alcuni dei luoghi più affascinanti della città: dalla Galleria Kaufmann Repetto a Casa Gregotti, passando per la Pinacoteca di Brera nel cuore del quartiere artistico e il Chiostro di San Simpliciano, a pochi passi da lì fino alla cena vista Duomo. In questa occasione informale Vogue ha chiesto ad Alessandra Mastronardi di raccontare il suo rapporto con Milano e come influenza il suo stile.
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Che rapporto hai con Milano, città che comunica molto attraverso lo stile?
C’è stato un momento in cui hai sentito che il tuo modo di vestire si è “allineato” alla città?
«Sì, quando ho iniziato a semplificare. Milano mi ha insegnato a togliere, a fare scelte più nette, a dare valore alla struttura e alla qualità piuttosto che all’effetto. Da lì il mio modo di vestire è diventato più essenziale e più mio».
Hai un rituale milanese – un caffè, una passeggiata, un quartiere – che per te rappresenta il vero lusso quotidiano?
«Camminare senza un obiettivo preciso, soprattutto nei momenti meno affollati della giornata. Milano è molto generosa quando non chiede attenzione: una passeggiata, un caffè bevuto con calma, il tempo che si dilata. Quello per me è il vero lusso».
Milano è spesso associata a un’estetica precisa, rigorosa. Ti senti più attratta dal suo lato essenziale o da quello più eclettico e nascosto?
«Mi attrae l’essenziale, ma quello che lascia intravedere una complessità. Milano ha una facciata rigorosa, ma dietro c’è sempre una stratificazione interessante. È proprio questo equilibrio che la rende affascinante».
Se dovessi raccontare Milano attraverso un dettaglio di stile – un capo, un colore, un accessorio – quale sceglieresti e perché?
«Direi un cappotto ben costruito. È un capo che parla di funzione, di protezione, ma anche di eleganza senza tempo. Milano è così: pratica, precisa, ma profondamente estetica».
Quali sono i luoghi di Milano che ti ispirano di più?
«I luoghi meno evidenti: cortili interni, passaggi silenziosi, spazi dove il passato e il presente convivono senza sforzo. Milano dà il meglio di sé quando non cerca di impressionare».



































