Da Collectible DRY:”Alessandra Mastronardi – Back to Rome with love”

Questa settimana Alessandra Mastronardi è in copertina sul volume 7 della rivista “Collectible DRY”. Meravigliosa e dallo stile inedito, l’attrice italiana posa per un servizio fotografico e si racconta in una lunga quanto interessante intervista. Ecco la copertina del magazine e l’intero servizio dedicato ad Alessandra tutto da sfogliare:
Photography: Toni Thorimbert
Makeup: Simone Belli Academy
Hair: Domenica Ricciardi
Styling: Michela Guasco
Dresses/Makeup/Jewerly: Chanel
Location: Parco Appia Antica (Roma)

Traduzione dell’intervista in italiano:

“Ciao, Alessandra”

“Il tuo secondo nome è “Carina”, giusto?”

“Si, ma c’è una virgola…dopo Alessandra…”

“Fino a che punto pensi che questo secondo nome abbia influenzato la tua personalità e la tua psiche?”

“Mia nonna si chiamava Carina (“Dear” in inglese). Non ero ancora nata quando lei è morta. Era la madre di mio padre. Questo nome ha una grande influenza su di me, perché porto il nome della seconda donna più importante per mio padre, dopo mia madre. Ha avuto più influenza sui miei sentimenti che sul mio lavoro, ma sono estremamente onorata di avere il suo nome”.

“Carina” è simbolo di dolcezza, sicurezza e tenerezza, tutte caratteristiche che rispondono alla tuo modo di essere…Ti è mai capitato di voler evadere da quest’idea di delicata dolcezza? Ti ha reso apprezzata da tutti, ma a volte può essere limitante. Hai mai pensato di sfuggire a quest’idea?”

“Certamente. Soprattutto quando ero ancora giovane, o quando è tempo di cambiamento. In quei momenti cerchi sempre qualcosa che sia lontano da te stesso per provare di poter essere qualcos’altro oltre che “Carina”. Una relazione finita, l’università (che ho iniziato e mai davvero finito), questo lavoro… Sono tutti momenti di cambiamento caratterizzati da un desiderio di fuga, di puntare su un altro aggettivo, magari anche più forte, o più tosto…e ora sono ancora molto carina. E ora, all’inizio dei miei trent’anni, ammetto che mi va bene così!”

“Hai mai giocato con le bambole? Hai avuto tempo per giocare?”

“Ho sempre giocato”

“Hai cominciato a lavorare da giovanissima. Quanti anni avevi?”

“Dodici. Lo ricordo come se fosse ieri. Era una pubblicità per il sugo Barilla. C’era una lunga tavolata di attori e io interpretavo il ruolo della nipotina”.

“La tua napoletanità ha influito…anche in questo senso! Di chi è stata l’idea? Hai dovuto convincere tua mamma?”

“Purtroppo si! (Ride). L’ho dovuta convincere! Ma ammetto che non ho dovuto insistere. Abbiamo fatto un patto. Avevo dodici anni, quindi per me era tutto un grande gioco. Non conoscevo i pericoli, le limitazioni, le conseguenze. Non sapevo nulla, davvero”.

“Come sei entrata nel mondo dello spettacolo?”

“Passavo l’intera estate con mia sorella al mare, a Fregene. Solitamente andavamo in uno stabilimento in cui si organizzavano giochi e attività artistiche. Un giorno era stato dedicato ad un concorso di bellezza per bambini che hanno chiamato “Miss Baby Italia”. Erano gli anni ’90, in quel periodo trasmettevano “Non è la RAI” e il concorso di Miss Italia era già popolare quasi come il Festival di Sanremo. Era normale voler partecipare, anche se adesso potrebbe sembrare stupido. Per i bambini era un modo di divertirsi. C’era la sezione di moda, recitazione, canto…Io volevo recitare una poesia, ma tutte le mie compagne avevano scelto la sfilata di moda. Così mi sono segnata anche io, e ho vinto! È così che ho cominciato. È stato naturale. E per divertimento mi sono segnata anche agli altri settori del concorso. Maria Rosaria Caracciolo, una talent scout (lett.”cacciatrice di talenti”) della più importante agenzia per bambini di Roma, mi ha notato nella finale e mi ha detto “Penso che tu possa fare molto di più”. Mio padre non era d’accordo. Lui è uno psicologo, ha due lauree, una in psicologia e una in filosofia. Il mondo dello spettacolo non aveva niente a che fare con la nostra famiglia, quindi i miei genitori erano terrorizzati all’idea. Ma siamo arrivati al compromesso di approcciarlo come un gioco. Così come le altre ragazze facevano danza classica, io facevo provini. Se venivo scelta per una parte, era comunque per un tempo limitato. Ho continuato a studiare, perché se cominciavo ad applicarmi poco a scuola loro non mi facevano andare ai provini. Così ho lavorato duro, perché ero davvero attratta dall’idea di chi volevo essere, di dove volevo essere. È così che tutto è cominciato”.

“In Italia sei famosa per “I Cesaroni” e ora anche per “L’Allieva”. In America invece sei famosa per la serie di Netflix “Master of None”. Tu come ti senti di più? Americana, Italiana, figlia del mondo…”

“Mi sento un’Italiana del mondo!”

“Hai lavorato con registi famosi, tra i quali uno su cui si sta discutendo particolarmente in questo momento. Hai qualcosa da dire riguardo gli abusi sessual? Tu hai cominciato da giovanissima e hai avuto molto successo nella tua carriera…”

“Devo ammettere di avere sentimenti contrastanti al riguardo. Mi infastidiva il fatto che le persone ne parlassero come se nessuno ne avesse idea. Ma ognuno sapeva. Comunque, è una buona cosa che questo tema sia stato posto sotto i riflettori, perché credo sia un problema che si estende oltre il cinema e ogni singolo produttore. E’ qualcosa che ognuno di noi ha dovuto affrontare in un modo o nell’altro. Qualcosa con cui abbiamo dovuto convivere, ma a cui abbiamo anche imparato a reagire, a rispondere. In America, dove tutto rimbomba, questo scandalo ha colpito parecchi settori. Non solo l’industria dello spettacolo, in cui ha suscitato maggior scalpore”.

“E’ il settore in cui è più facile per una donna essere obbligata a mostrare se stessa, in cui molto spesso è vista come un oggetto…”

“…e in cui l’eco è più forte. Una cosa è parlare di abuso sessuale subito da qualcuno di cui non hai mai sentito parlare in precedenza, un’altra è parlare riguardo (un abuso sessuale subito da) una persona molto nota. Ma questo non vuol dire che ci siano due diversi livelli di importanza. Non sono mai stata vittima di abuso sessuale, sono stata fortunata. Non sono Alice e non vivo nel Paese delle Meraviglie. Penso che ad un certo punto sviluppi un sesto senso per le situazioni pericolose. In qualsiasi professione, ma anche quando prendi l’autobus. Riesci a capire dove non dovresti essere, o quando è meglio andare via.

“La vita è piena di sfide. E’ meglio essere psicologicamente preparati ad affrontare i rischi che la vita ti pone davanti”.

“Forse dovremmo iniziare ad istruire i ragazzi da quando sono giovani, insegnandogli a rispettare le loro donne: madri, mogli, amiche…”

“Le tue interpretazioni colpiscono nel personale. Le persone le sentono come vere. Quanta influenza pensi che possa avere il tuo lavoro di attrice?”

“Parecchia, ma senza presunzione. Il cinema è sempre stato, insieme anche alla TV ed al teatro, una sorta di maieutica. Così come puoi innamorarti, fantasticare su una storia d’amore mentre stai guardando una commedia romantica, quando si toccano temi sociali più delicati può aiutarti a riflettere. Abbiamo un dovere morale verso chi ci guarda. E se possiamo mandare messaggi attraverso il nostro lavoro, in questo caso possiamo raggiungere non solo le donne, ma anche gli uomini, per mostrare loro che l’abuso sessuale non è vincolato ad un solo sesso. Questa può essere una conquista, una ragione per lavorare”.

“La società ha sempre fatto uso di storie collettive nell’elaborare i codici morali”

“Ho sempre combattuto l’estremismo. C’è un limite anche a tutte le polemiche attuali. Un flirt esagerato o un appuntamento andato male sono molto differenti dall’abuso sessuale, e confonderli è irrispettoso per tutti quelli che l’hanno veramente subito”.

“Hai recitato il ruolo di Anna Maria Pierangeli, un’attrice italiana che ha lavorato ad Hollywood negli anni ’50 e che ha un percorso professionale simile al tuo, nel film “Life” di Anton Corbijn…”

“Ma con un risultato diverso! Ho studiato la vita di “Pier Angeli”, come la chiamavano in California. E’ una storia incredibilmente triste. Quando era molto giovane è partita per l’America ed ha iniziato immediatamente a lavorare. Ma gli italiani non avevano gradito il modo in cui lei aveva voltato le spalle al suo paese d’origine. Ho letto alcune sgradevoli interviste rilasciate qui in Italia ad opera di giornalisti molto aggressivi. Lei viveva una vita solitaria, divisa tra una famiglia iper-protettiva, un matrimonio andato a monte, storie d’amore concluse da altri…Non è stata una donna moltro fortunata, ma è stato meraviglioso avere la possibilità di interpretarla, anche se solo in poche scene…credo che dovremmo girare un film su di lei. Era affascinante”.

“E’ vero, non era molto conosciuta in Italia, ma è diventata una star negli Stati Uniti, grazie in parte alla relazione amorosa con James Dean. Ci viene in mente anche Virna Lisi…lei ha rescisso il contratto con la Paramount, abbandonando la carriera ad Hollywood, ed è tornata in Italia per amore. Quanti fidanzati hai avuto? Possiamo chiedertelo?”

“(Ridendo) No, no. E’ un segreto! Ma non molti. Non ho avuto molte storie d’amore. Grazie a Dio, perchè ho solo 32 anni!”

“Sappiamo che hai frequentato, e rifrequentato, attori d’Oltreoceano…ti sei trasferita a Londra per amore?”

“Mi sono trasferita a Londra perchè volevo provare qualcosa di nuovo. Non era solo per amore. Avevo bisogno di cambiare aria. Volevo crescere un po’ per conto mio, per vedere qualcosa di nuovo. Volevo testare i miei limiti, vedere com’era dover ricominciare da capo, perché è esattamente ciò che ho fatto”.

“Nonostante la tua giovane età hai già un curriculum molto ampio. Hai mai avuto un po’ di tempo libero per chiederti:”Cosa dovrei fare adesso?”

“(Ridendo) Siii! Ho provato ad aspettare. Sono stati anni difficili. Tra una produzione e l’altra, oh si!”

“Cosa fai quando arrivano questi momenti?”

“Vuoi tenere alto il morale, perchè uno dei più grandi problemi che gli attori devono affrontare è che aspettiamo sempre una telefonata, e che rottura! Purtroppo, legalmente, siamo considerati liberi professionisti ma in realtà non lo siamo. Infatti siamo tutto tranne che liberi! Siamo vincolati alle produzioni, ai registi, alle cose che succedono…”

“Presti particolare attenzione quando ti viene offerto un copione? O ti lasci prendere dal desiderio di essere attiva più che dal desiderio di fare delle scelte?”

“Forse ero più “affamata” all’inizio, ora non più. In genere è mia madre a giudicare il copione. Io lo leggo una volta, poi entro in una sorta di limbo. Mi prendo un po’ di tempo per pensare, poi lo passo a mia madre e le dico: leggilo, fammi sapere che ne pensi. Di solito la sua reazione è tutto ciò che ho bisogno di vedere”.

“Sul set senti la responsabilità di ciò che fai? Perché, a differenza degli attori di teatro, come attrice di cinema e tv non sai mai cosa scaturirà da una scena…”

“Per me, se hai il pieno controllo della situazione, allora non stai recitando. Non stai svolgendo al meglio il tuo lavoro. Quando hai troppa consapevolezza di te stesso in quei momenti, non hai alcuna connessione (con la recitazione). Significa che non ti stai lasciando coinvolgere dalla scena, dal copione, dalla regia. Io credo molto nel lavoro di squadra, specialmente in questa professione. Lavoriamo tutti insieme. In America si usa la parola “crew” (troupe). E’ così che funziona. Io apporto la mia creatività, ma se il regista vuole qualcos’altro, allora devi esprimere una certa emozione o muoverti in un certo modo, mostrando una specifica caratteristica del personaggio. Devi avere una mentalità elastica ed essere pronto ad abbandonare le tue impressioni personali riguardo la scena e lasciarti coinvolgere. Hai BISOGNO di lasciarti andare!”

“Hai mai recitato scene di nudo? Ti hanno mai chiesto di girare scene pornografiche?”

“Mi sono spogliata, ma non completamente. E ho girato scene d’amore. Queste (scene) sono le più complicate, le più complesse perchè devi completamente lasciarti andare, ed uno dei miei limiti può essere la mia personale paura di lasciarmi andare. Qui la professione mi aiuta a rilassarmi, sentirmi libera e dire: ok, non sei più in grado di controllarti. La affronterò!”

“Ti senti a tuo agio con il tuo corpo? Fai qualcosa per migliorarlo o cambiarlo?”

“Ho imparato ad amare il mio corpo. Ho imparato a guardarmi e a dire:”C’è qualche difetto, ma va bene così”. Naturalmente ora faccio più attenzione di prima…quando ero più giovane l’unica cosa che facevo era applicare qualche crema sul viso e sul corpo dopo aver fatto la doccia. Ora ho un beauty-case che è il doppio della borsa per le scarpe!”

“Hai recitato il ruolo di Micol Fontana, una delle sorelle dell'”Atelier Sorelle Fontana” di Roma. Che relazione hai con la moda?”

“E’ un gioco meraviglioso, incredibilmente bello. Mi riporta indietro a quando vivevo a Napoli, indossando i vestiti di mia madre. E’ un gioco bellissimo in cui puoi fingere di essere tutte le donne che hai dentro, senza necessariamente essere sul set. Ecco perchè, quando mi chiedono qual è il mio stile, io ho sempre la sensazione che la domanda sia troppo limitata. Le donne hanno migliaia di stili! Come osi?! (Ride) Se una donna vuole sentirsi sexy, può indossare un paio di tacchi ed un tubino nero. In questo modo non è più la classica donna, ma è sexy!”

“Che valore dai allo shopping?”

“Aveva un valore terapeutico. Di solito andavo per negozi e tornavo a casa con buste piene di roba, poi il giorno dopo le riportavo indietro, una per una. Ora non più. Ora sono più attenta. Guardo le etichette e il materiale prima di tutto”.

“Quindi sei una fan dello shopping sicuro?”

“Oh si. Oggi inizio guardando il prezzo. Poi mi dico “Aspetta, porta pazienza, questo non durerà una settimana…tra un mese avrà un buco, tra un anno sarà logoro”.

“Ma vedo che hai una passione per le scarpe…”

“Si, le adoro! (Ride) Scarpe e borsette!”

“Quand’eri piccola cos’era Chanel per te?”

“Puro stile. Per me Chanel era la storia del vero stile; il massimo della moda”!

“Qual è stata la tua reazione quando ti hanno chiesto di diventare ambasciatrice?”

“Ho quasi pianto! Era un sogno che si realizzava! Nel corso degli anni ho collaborato con altri stilisti, ma non avrei mai immaginato che Chanel avrebbe creato quella sensazione “di essere in famiglia”. E’ la più calorosa e unita casa di moda con cui abbia mai lavorato. Si prendono davvero cura di te!”

“Essere curati da Chanel è indubbiamente la cosa migliore che si possa sperare! Hai mai incontrato Karl Lagerfeld? Ci vai d’accordo?”

“Si, ci siamo incontrati. Ho sempre ammirato Karl, e ogni volta che lo incontro mi blocco. Tutto ciò che faccio è sorridere. Lui mi guarda lì ferma a sorridere, e inizia a parlarmi in francese, che io capisco ma non parlo. Allora per evitare di rispondere in inglese e mostrargli che probabilmente non ho capito bene tutto ciò che ha detto, rimango semplicemente in silenzio!”

“Come vedi il tuo futuro? Vorresti avere dei figli, una famiglia?”

“Vivo alla giornata. Sono sicura che avrò dei bambini. Arriveranno prima o poi. Sono contenta della mia vita in questo momento, sono serena. Non ho fretta!”.

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